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martedì 20 aprile 2010

Iperattività: quanto ti conosco?

In questo post voglio accennare ad un argomento tanto complesso quanto controverso: penso al classico caso dello 'studente iperattivo'.
La prima considerazione dalla quale voglio partire è questa: cosa vuol dire iperattivo? Quanti insegnanti o genitori hanno davvero la consapevolezza del significato medico del termine, utilizzato spesso a sproposito??
Bene, a questo si può rimediare... Non c'è molto, ma ci viene in aiuto il DSM (giunto ormai alla sua quarta edizione, ma c'è un grosso lavoro per pubblicare la quinta edizione, ovviamente riveduta e aggiornata con le ultimissime conoscenze!), il Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi mentali... un titolone così per dire che è un libro all'interno del quale trovi elencati in maniera dettagliata e precisa tutti i sintomi di un certo disturbo. Ovviamente il manuale è per gli addetti ai lavori (leggi: psicologi, psichiatri...) e serve per classificare, assieme ad altre informazioni adeguate, il tipo di disturbo presentato dal paziente. Dunque il DSM ci parla di DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITA', e già qui salta agli occhi la presenza anche di una 'debolezza' nella sfera dell'attenzione; inoltre suddivide questo disturbo in tre categorie: tipo con disattenzione predominante, tipo con iperattività/impulsività predominante, tipo combinato.
Ora che ho reso ancora più confuse le vostre idee, vediamo di fare un po' di luce. Una caratteristica di questo disturbo è l'incapacità (o scarsa capacità) del bimbo di prestare attenzione e ciò comporta, ad esempio, non eseguire un compito perchè non se ne sono ascoltate le istruzioni; un'altra caratteristica è l'alta frequenza con la quale non si porta a termine il compito assegnato (ciò vale soprattutto in ambito scolastico); poi c'è la difficoltà ad organizzarsi nei compiti; l'alta distraibilità; le mani e piedi che si muovono in continuazione; spesso il bimbo si alza dalla sedia in momenti nei quali dovrebbe stare seduto (senza la presenza di altri motivi, ad esempio: deve andare in bagno); il bimbo viene vissuto come 'sotto pressione' e pronto a 'scoppiare'; magari risponde prima di avere ascoltato completamente la domanda o interrompe gli altri ed è invadente nei loro confronti. Insomma, la costellazione dei sintomi è davvero ampia e complessa, ne ho citati alcuni solo perchè vi facciate un'idea del quadro clinico.
Quello che mi interessa sottolineare è che non bisogna essere precipitosi nel fare diagnosi e nell'etichettare come 'iperattivo' un bambino che magari è semplicemente sotto stress per altri motivi (ad esempio: una situazione difficile emotivamente in famiglia o l'incapacità di stare a passo con i propri pari) e che manifesta la sua ansia 'agendola' in classe o in casa!
Beh, intanto ho lanciato il primo piccolo sassolino su questo argomento, nel prossimo post potrei approfondire alcune caratteristiche e alcuni strumenti utilizzati per diagnosticare questo disturbo, nonché per parlare dell'utilizzo (alquanto dannoso, spesso) dei farmaci utilizzati per gestire l'iperattività.

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